06/01/11

Cane Randagio (Akira Kurosawa)

Cane Randagio
di Akira Kurosawa (1949 GIAP 122')
"Penso che un film debba avere quella qualità misteriosa che è la bellezza cinematografica, un misto di perfezione e di emozione profonda, che spinge la gente ad andare al cinema e la tiene inchiodata alla sedia" (Akira Kurosawa)
"Darei 100 Rashomon per vedere un solo Cane Randagio! Questo film e Vivere hanno dato a Kurosawa un posto di primissimo piano nel cinema mondiale" scriveva Sadoul nel 1961 quando il film uscì in Francia. La vicenda trae spunto da un fatto di cronaca che può ricordare esteriormente Ladri di biciclette, realizzato l'anno precedente, ma distribuito in Giappone due anni dopo ("situazioni storico-sociali simili producono opere simili" spiega Kurosawa). In ambedue il furto e la drammatica ricerca di un oggetto/strumento indispensabile di lavoro acquistano significati totalmente diversi. Infatti scrive Tassone "Cane Randagio non è solo la storia di un'indagine poliziesca e di una ricerca morale (con la pistola il poliziotto ha perso come dire la propria identità). E' anche la storia di un'amicizia, di un'iniziazione. E' anche il ritratto di un'epoca di transizione e di una città in piena mutazione: proliferazione del mercato nero, l'americanizzazione galoppante della società giapponese (il match di baseball, il music hall). Dei bassifondi di Tokyo, Kurosawa ci fa sentire persino l'odore. Forse nessun regista neorealista è riuscito a mostrare le viscere di una moderna capitale con altrettanta potenza. La formidabile vitalità ritmica che si sprigiona da questo giallo metafisico senza precedenti, la sua virtuosità tecnica, il valore documentario di numerose sequenze gli conferiscono un posto di primo piano nella storia del cinema nero". In Italia sarà programmato una sola volta, nel 1985, da Rai uno e lascerà un'impressione memorabile. Di quel passaggio custodisco gelosamente una registrazione, che mi ero procurato nei primi anni Novanta attraverso scambi con cinefili carbonari come me.

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