22/11/09

Cinema Scaglie Dicembre 2009 Clan Destino Faenza

Dicembre Cinema 2009 Scaglie

Domenica 6 Dicembre ore 21.30
The Blackout
di Abel Ferrara
(1997 USA/FRA 98')

Un attore di New York strafatto di alcool e droghe ha rimosso di aver strangolato una donna, scambiata per l’amante da cui è ossessionato, e quando il video di un regista pornografo gli mostra che ha davvero ucciso, si allontana disperato nel mare di Miami, nuotando nel buio, all’infinito. Matthew Modine ne è il protagonista, Dennis Hopper interpreta il regista, Claudia Schiffer e Beatrice Dalle sono le due antitetiche compagne del protagonista. Lo stile di Ferrara è unico, e va dritto all’anima profonda dello spettatore sensibile. La frammentarietà e ripetitività narrativa e l’apparente imperfezione nella costruzione potrebbero sembrare dei difetti, in realtà permettono al film di comunicare senza mediazioni col nostro inconscio. Un altro passo nella disperata, ma fruttifera, ricerca di Dio del poeta dei bassifondi Abel Ferrara. Decisamente uno dei film più importanti degli anni Novanta, inspiegabilmente incompreso dai più.

Domenica 13 Dicembre ore 21.30
The Fall
di Tarsem Singh
(2006 India/Uk/USA 117’)

Sono rari i film che riescono a stimolare le nostre endorfine endogene, tanto da farci raggiungere uno stato estatico, assai simile a quello provato durante l'innamoramento, per poi avere voglia di rivederli ripetutamente nei giorni seguenti...con The Fall siamo di fronte a uno dei capolavori del decennio e in pochi se ne sono accorti, anche a causa di una distribuzione al solito miope, impreparata e distratta. Cercare di riassumere le invenzioni visive che si susseguono sullo schermo lasciando senza fiato lo spettatore, sarebbe equivalente a svilirle in una goffa e pleonastica parafrasi: tanto è perfetta la costruzione dell'immagine e l'idea di cinema di Tarsem, artista che a questo punto assurge a vera e propria "next big thing" del cinema mondiale. Il film, presentato da Spike Jonze e David Fincher, è stato creato nella più cristallina indipendenza, grazie ad autofinanziamenti dello stesso regista, girato nell'arco di quattro anni, spostandosi incessantemente tra locations da favola, scovate in circa 28 paesi. Si tratta probabilmente del film che visivamente più si avvicina alle opere di Alejandro Jodorowsky nei suoi fiammeggianti anni Settanta e va precisato che nel film, incredibilmente, non si ricorre mai ad effetti speciali digitali (anche se guardandolo pare impossibile a credersi). Tutto il film, impregnato di un coinvolgente tono fiabesco, viene a configurarsi come un commovente omaggio al mondo degli stunt-men del cinema muto e come un definitivo struggente atto d'amore verso il cinema, il potere dell'immaginazione e le sue capacità taumaturgiche. In un mondo sempre più privo di emozioni come il nostro, questo film si batte contro l'anestesia progressiva dell'anima umana, quell'apatia che ci attanaglia e riesce (per così dire) a raggiungere il traboccamento dell'essere, tanto che dopo averlo visto non possiamo non riuscire a ridare voce ai nostri sentimenti. Un film, The Fall, con un finale che non delude le aspettative (non era cosa facile) e ne suggella la bellezza e ritrova, incredibilmente inalterata, la capacità di stupire del cinema delle origini, lasciando letteralmente a bocca aperta gli smaliziati spettatori di oggi.

Domenica 20 Dicembre ore 21.30
Tras el Cristal – In the Glass Cage
di Agustì Villaronga
(1986 SPA 100')

Klaus, ex gerarca nazista, dopo aver torturato ed ucciso un bambino, tenta il suicidio dopo aver capito che qualcuno ha visto il suo gesto. Lo ritroviamo paralizzato a causa della caduta e collegato ad un polmone d'acciaio, accudito dall'esasperata moglie, interpretata da Marisa Paredes, e dalla figlia. Un ragazzo di nome Angelo, che dimostra conoscere molte cose sul passato di Klaus (ne era stato evidentemente vittima durante il periodo nazista dell’uomo), si offre come infermiere per prendersene cura e probabilmente per attuare una sottile vendetta. Il suo arrivo nella casa farà riemergere il perverso passato di Klaus e darà inizio ad una nuova serie di orrori. Si tratta di cinema estremo all’ennesima potenza, al limite della visione, ma non gratuito, come quasi sempre accade con questo tipo di cinema (vedi Karim Hussain, Jim Van Bebber o Jorg Buttgereit). Qui invece la doverosa denuncia della mostruosità della perversione umana colpisce in faccia lo spettatore, risultando repellente e per nulla accattivante, quindi non farà mai e poi mai proseliti. Un film che si accomuna con il Salò di Pasolini e con Angst di Kargl, certo è discutibile che la rappresentazione debba raggiungere tali limiti, ma non farlo probabilmente è ipocrita. In un’epoca di facciate politicamente corrette che nascondono di tutto di più, come la cronaca recente racconta, scandalizzarsi per un film risulta più semplice. La realtà, purtroppo, è ben peggiore in alcuni casi.

Domenica 27 Dicembre ore 21.30
Sanatorium pod klepsydra
di Wojciech Jerzy Has
(1973 POL 124')

Jozef si reca in visita dal padre ricoverato in un sanatorio che offre una particolarissima cura ai propri pazienti. Superato l’ingresso si ritrova in una struttura fatiscente ed in rovina dove nessuno, pare, sia presente ad occuparsi dell’ospedale e dei suoi degenti chiusi all’interno di stanze impenetrabili, ma la soglia è stata ormai superata ed un viaggio ben più impegnativo lo attende… Un luogo dove si dorme sempre, ma in cui non è mai notte; così viene maliziosamente presentato all’ignaro Jozef ed a noi spettatori “Il sanatorio all’insegna della clessidra”, quasi a voler avvertire che la dialettica sogno/risveglio cardine dello svolgimento del racconto onirico, cui le sequenze iniziali ci hanno in parte preparato, sarà monca, impossibilitata all’interno di un cortocircuito.
“Il sogno di Jozef” è un viaggio a ritroso nel tempo, ai fantasmi della sua infanzia ed oltre sé stesso, ai “suoi” mondi esotici e fantastici, ai protagonisti della storia europea dell’800 sino ai secoli remoti in una peregrinazione forzata da un risveglio impossibile, nei corridoi colmi di ragnatele e nei binari morti, negli anfratti “logori” di “tempo rigurgitato” in un continuo smarrirsi nel sogno dato che, per dirla con le parole di Walter Benjamin: “C’è un sapere non ancora cosciente di ciò che è stato, la cui estrazione alla superficie ha la struttura del risveglio” (recensione tratta da Asian World)

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