03/03/08

Zero in Condotta

Zéro de conduite
di Jean Vigo (1933 FRA 44')
Con Jean Dasté, Robert Le Flon, Delphine, Du Verron,
Louise Berger, Michelle Fagard, Louis Lefèbvre

"Col pretesto che il cinema è nato ieri, noi ce ne serviamo infantilmente nello stesso modo in cui un papà balbetta per farsi comprendere dal suo bimbo. Dirigersi verso un cinema sociale è consentire di svolgere una miriade di soggetti che l'attualità consentirebbe di rimuovere di continuo. E' liberarsi di un paio di labbra che mettono tremila metri per unirsi e quasi altrettanti per staccarsi. Andare verso il cinema sociale vuol dire essere d'accordo, pretendere, permettere, che il cinema dica qualcosa e svegli altre eco oltre ai rutti di quei «Signore e Signori!» che al cinema ci vanno per digerire." (Jean Vigo)

"Zero in Condotta" è un film incentrato sulla vita in collegio, come metafora della società borghese, microcosmo oppressivo in cui ai ragazzi viene tolta ogni minima libertà e represse con ogni mezzo fantasia e immaginazione. Nel film viene indagato profondamente e poeticamente, fino alle radici primigenie, il rapporto conflittuale tra libertà e autorità e lo stupefacente risultato finale è insieme un'aspra critica alla società dell'epoca e un tenero ritratto dell'infanzia.
Vigo ne firma la regia, il soggetto, la sceneggiatura, i dialoghi e il montaggio, prendendo parte anche all'allestimento delle scenografie, svelandosi grazie a questo film e al leggendario "Atalante" come uno degli autori più importanti del cinema di tutti i tempi e parallelamente come uno dei più implacabili demistificatori della nostra insensata Società dell'Apparenza. Il giovane Jean, peraltro, fu allevato nelle stanze convulse e fumose dei dibattiti politici, imparando a giocare a nascondino nei cortili della prigione durante le visite al padre incarcerato. Una vita breve e tumultuosa la sua, segnata dal tragico destino del padre, popolare militante anarchico (conosciuto col nome d'arte di Miguel Almereyda) con innumerevoli coinvolgimenti in avvenimenti di rilievo nazionale francese. Nella sua breve carriera (stroncato dalla tisi a soli 29 anni) Jean mostrerà l'autobiografia (egli stesso trascorse un difficile periodo di segregazione in collegio), come radice creativa di un fiammeggiante operare artistico, posto sotto il segno dell'insofferenza, della liberazione e della riconquista della memoria.
"Zero in Condotta" è uno dei più folgoranti inni alla libertà che ci ha regalato la Settima Arte: attraverso la storia di quattro ragazzi che insorgono pacificamente (il clou della loro battaglia è una rivolta a colpi di cuscino...) contro la tronfia società oppressiva degli adulti, Vigo raggiunge momenti toccanti, surreali e poetici e parallelamente mette selvaggiamente a nudo la vacuità delle istituzioni e dei cerimoniali. Le autorità, nel film, sono impersonate da esangui fantocci, l'odioso preside della scuola è un nano astruso e tutti gli adulti che compaiono nel film sono praticamente muti, eccetto che nelle occasioni ufficiali in cui non fanno altro che ripetere stanche formule, secondo imperturbabili rituali mortuari ai quali tenacemente si affidano per non scomparire.
Il cinema dell'infanzia creativa e ribelle contro la disciplina della società borghese ha origine da questo film, lo stendardo del pensiero libero vi campeggia, incredibilmente affrancato dalle pastoie della politica, dalle granitiche certezze della cultura ufficiale e dagli incrollabili dogmi di fede.
"Zero in condotta", all'epoca, rimase in programmazione poche settimane, con scarso successo di pubblico e di critica, successivamente venne bollato come film anti-francese (accusato di ferocità e crudeltà alla morale pubblica e verso le istituzioni) e venne sottoposto a pesanti tagli sia da parte della produzione che della censura, per poi infine scomparire dal circuito delle sale per trent'anni.
Ma a distanza di più di settanta anni la sua portata innovativa rimane lampante, anche perchè è uno di quei film che riesce a comunicare sia col nostro cervello che col nostro cuore.

"Lo spirito di questo film, la sua ferocia e la sua gaiezza, la totale assenza di una ben costruita diagnosi costruttiva e di prescrizione, l'enorme forza liberatrice del suo quasi nichilismo, il suo humour, la sua crudezza, la sua gentilezza, criminalità e astuzia costituiscono una convincente espressione rivoluzionaria." (James Agee)
"...con Vigo l'utopia entra nella vita quotidiana e la quotidianità diventa luogo o ponte verso quell'età della gioia che esiste solo negli occhi dei bambini scalzi nel sole, nei cuori coperti di croste dei folli o nelle lacrime, amare, dei "quasi adatti" che hanno fatto del loro tetto un pugno di stelle."
(Pino Bertelli, critico luminescente a cui devo questo post e di cui consiglio tutti i libri)

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